Copiamo l’America nelle cose sbagliate, ad esempio la tentazione di imbrigliare la Rete con norme e vincoli eccessivi, caricando sulle spalle degli operatori Internet responsabilità e compiti che non sono loro, che tecnicamente non possono svolgere. Forse per mancanza di lucidità sulle reali dinamiche di funzionamento della Rete, governi e parlamento tendono a intervenire goffamente, senza valutare gli effetti potenziali delle loro ‘grida’, salvo poi dover subire l’ondata di proteste spontanee e virali che gli utenti più consapevoli del web pongono in essere.
Il caso di questi giorni, di cui sentiremo sempre di più parlare nei prossimi giorni, è il seguente: un emendamento al disegno di legge Comunitaria del deputato leghista Gianni Fava, approvato giovedì scorso in Commissione ed entrato così nel testo del disegno di legge Comunitaria (è il nuovo articolo 18 del provvedimento) prevede che ”qualunque soggetto interessato” (e non più quindi solo l’autorità giudiziaria o amministrativa, come accade oggi) possa chiedere ad un fornitore di servizi Internet di rimuovere contenuti pubblicati online e ritenuti illeciti dal soggetto richiedente, a sua discrezione
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